La mia Fitbit Semi de Paris (ovvero la Mezza di Parigi)

Ci sono pensieri confusi in preparazione di questa gara

Desiderio di correre Parigi e fare la mezza più partecipata d’Europa.

Preoccupazione per la spalla dolorante, lussata meno di 4 settimane fa e ancora non perfettamente ristabilita.

La testardaggine di non voler mollare, nonostante l’infortunio.

La certezza di avere una preparazione parziale dovuta allo stop.

La curiosità di provare il famoso Fitbit Ionic

L’orgoglio di far parte del team internazionale di Fitbit.

E la sicurezza di partire in una posizione sulla griglia in cui credo che non arriverò mai. Subito dopo i PRO, davanti ai pacer di 1h e 35 ☺

Parigi Mon Amour

Parte del team di Fitbit non è riuscito ad arrivare a Parigi per le condizioni atmosferiche: l’intera Europa è sotto la neve (anche Milano imbianca mentre noi decolliamo), ma la capitale francese il giorno prima della gara è un’isola felice.

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C’è un tiepido sole primaverile e camminare nel Parc Floral du Bois de Vincennes, dove c’è l’expo della gara e dove la domenica è prevista partenza e arrivo, è davvero gradevole. Il sabato il programma prevede il ritiro del pettorale, del kit del team Fitbit e del Fitbit Ionic, che, devo ammettere, è davvero bellissimo. La foto di rito con il campione di marcia Yohann Diniz che domani partirà con noi conclude gli impegni del pomeriggio.

Con un paio di ragazzi tedeschi, decidiamo di andare alla Torre Eiffel a fare qualche foto e di tornare di corsa.

Non è il massimo per la sera prima della gara, dal punto di vista sportivo, ma è una gioia per gli occhi.

Corriamo lungo la Senna in questo delicato tramonto parigino: il Louvre, l’Ile de la France, Notre Dame, il quartiere St Michel che è, senza alcun dubbio, la parte che preferisco di questa città.

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La bellezza mi entra negli occhi, mentre scende la sera e il mio cuore batte di emozione più che di fatica.

Sono 7 km di gioia e nonostante io sappia che non avrei dovuto correrli, sono così felice di averlo fatto che per un attimo dimentico che domani mi aspetta una mezza.

Il mio nuovo Fitbit mi sbatte in faccia il ritmo non proprio da lipidico serale post infortunio e pre gara e un po’ di ansia sale.

Let’s run Paris!

IMG_0960La mattina della gara piove…

Lo sapevo, le previsioni lo dicevano, ma sapete quel desiderio che per una volta, una, i metereologi abbiano preso un granchio… ecco! No. Non va così. Piove.

Il team Fitbit ha un’area dedicata all’interno dell’Expo e ci ritroviamo tutto lì a cambiarci e a mangiare ancora qualcosa prima della gara.

Nonostante si sia in terra francese, parliamo tutti in Inglese. Argentini, Italiani, Spagnoli, Francesi, Inglesi, Norvegesi, Olandesi, Belgi… il team è davvero pazzesco.

Andiamo tutti sulla linea di partenza. Avevo quasi dimenticato cosa significa correre una gara con 40000 persone. La confusione, il rumore, le urla, l’adrenalina.

Alla partenza sono con il team Fitbit Italia: siamo 3 ragazze e 1 ragazzo ed è da due giorni che scommettiamo sulla pioggia. Che puntuale arriva appena siamo sulla griglia.

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La gara è una lunghissima doccia fredda di 21 km e 95 metri. Il percorso è tutt’altro che semplice, tante salite e tante discese, ma strade larghe e nonostante la folla, nessuna difficoltà a tenere il proprio ritmo.

Vero che noi partiamo davanti ed è davvero facile così.

Ho deciso di tenere un ritmo adeguato alla mia preparazione e alla mia spalla, ma l’aspetto davvero positivo dell’intera gara è la presenza di Nicole e Paola (Gazzelle on the road) con cui riesco a chiacchierare. Il tempo passa velocemente e i chilometri scivolano via.

Riusciamo anche a ridere e a scherzare.

Il Fitbit è così preciso nello scandire i chilometri che mi viene il dubbio che abbiano usato il mio orologio per mettere i cartelli sul percorso.

Rome wasn’t built in day, but neither Paris…

IMG_0969A 15 km dalla fine comincia un dolore sordo alla mia spalla lussata. Stringo i denti. Parlo con la mia compagna di viaggio, Paola delle Gazzelle on the Road, e cerco di non pensarci.

Ma al 18esimo, quando ormai siamo dentro al parco e la testa, più dei muscoli, guida la nostra corsa, il dolore è diventato pulsante e insistente. Confesso a Paola che non riesco a pensare ad altro e ad un certo punto le dico, con dispiacere, che voglio provare a aumentare un po’ il ritmo perché non sopporto più la sofferenza che mi dà la corsa.

Gli ultimi 3 chilometri sono dolore, acqua, ritmo sostenuto e speranza di vedere il traguardo in un count down che diventa sempre più concitato.

Paris, that’s amore…

E poi arriva il traguardo e come sempre è gioia infinita.

Non importa che il tempo sia quello che mi ero prefissata, ma lontano dai miei obiettivi agonistici.

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Non importa che la spalla sia bollente e pulsi.

Non importa neanche che io debba camminare per un chilometro per prendere la medaglia, sotto la pioggia battente che mi appiccica i cappelli alla faccia.

Non importa nulla se non quell’emozione che esplode dentro come un arcobaleno di colori.

Grazie Parigi, anche qui la corsa è amore infinito.

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2 pensieri su “La mia Fitbit Semi de Paris (ovvero la Mezza di Parigi)

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