Coronavirus – Come cambierà il triathlon? E i triatleti?

L’emergenza sanitaria entra in Fase 2, da lunedì si potrà nuovamente uscire per allenarsi. Eppure per lo sport la “normalità” sembra ancora lontana. Moltissime competizioni, di tutti i livelli, sono state cancellate. Gli obiettivi stagionali di atleti professionisti e amatori sono sfumati. In tanti ci chiediamo quando e come si tornerà alle nostre amate gare, ma siamo davvero pronti e sereni nell’affrontarle?

Allora partiamo da un assunto che mi sembra davvero banale, ma che forse non è ancora chiaro: nessuno sa quando e come potremo tornare alla normalità. Nessuno sa quando potremo pressarci di nuovo in metropolitana senza pensare al distanziamento sociale. Quando abbracceremo di nuovo degli sconosciuti dopo un gol in uno stadio affollato. Quando torneremo a dare il cinque al pubblico correndo. Quando stare in mezzo alla gente non ci farà più paura.

Nessuno sa quando torneremo a riempire le zone cambio delle nostre bici

Nessuno quindi sa quando torneremo sui campi gara.

Sono stati rimandati eventi sportivi internazionali, dalle Olimpiadi agli Europei di Calcio, dal Mondiale di Formula 1 al Giro d’Italia. Si è deciso, giustamente, di salvaguardare la sicurezza degli atleti in tutte le discipline sportive.

Ma cosa succede al triathlon?

Una disciplina che, per le lunghe distanze e per le gare no draft, è considerata uno sport individuale, ma che obiettivamente prevede momenti di forte assembramento: la mass start di alcune gare (ma anche le lunghe file delle rolling start negli Ironman), i ristori dove il contatto coi volontari è molto stretto, i momenti in gara in cui si corre appaiati, le zone cambio e ovviamente gli expo e le consegne dei pettorali nei giorni precedenti. Per le gare dove la scia è ammessa, i grupponi in bici ovviamente costituiscono un’altra problematica.

Le partenze ammassati sono da evitare…

Ma il triathlon, soprattutto quello di lunga distanza, è anche un affare internazionale e famigliare. 
Presuppone lo spostamento di atleti da diversi paesi, spesso con al seguito compagni e compagne, di vita e di squadra, bambini e amici. E ad oggi anche i viaggi, da soli e in compagnia, sono obiettivamente un problema.

Così come le zone cambio affollate

Le organizzazioni come Ironman e Challenge (separatamente) stanno cercando di stendere un protocollo che sia conforme alle indicazioni, nazionali e sovranazionali, per la sicurezza delle persone e per il contenimento del Covid. Gli elementi fondanti dovrebbero essere partenze diluite e più lunghe, meno aree ristoro, briefing virtuali per gli atleti, limitazione dei contatti per il ritiro dei pettorali, dei pacchi gara, delle medaglie e riduzione del numero dei volontari evitando che siano presenti ai ristori per passare bevande e cibo. Eventualmente l’introduzione di screening sulla salute per volontari e atleti, ma quest’ultimo elemento appare complicato in un momento in cui i tamponi e i test sono rari e i risultati non così veloci.

Dovremo dimenticarci gli expo…

Sarà abbastanza? Il problema è che non lo sappiamo e non lo sa nessuno. I protocolli di sicurezza non possono essere, al momento, sicuri al 100%, perché il virus è ancora in gran parte sconosciuto, dicono gli esperti, e nessuno ne conosce tutte le caratteristiche. Non si sa neppure se l’immunità (di chi è stato malato e ha sviluppato gli anticorpi) sia definitiva o temporanea.

I pasta party del dopo gara

In questo momento di necessaria trasformazione c’è anche chi vede scenari apocalittici in cui il nostro sport si estingue a causa del Covid 19. Personalmente credo che molte aziende organizzatrici di eventi soffriranno, alcune forse non sopravvivranno, credo che dovremo adattarci ad un profondo mutamento, almeno fino a quando non si troverà un vaccino, ma non posso pensare che il triathlon, il nostro sport, non si pratichi più, che i triatleti si arrenderanno così facilmente.

Il pubblico che ci sostiene

Tuttavia la domanda che mi sono posta (e che ho posto ad un gruppo piuttosto numeroso di triatleti) è stata: in queste condizioni precarie, in cui il virus non è stato sconfitto, in cui prendere parte ad un evento sportivo significherebbe farlo in condizioni molto diverse da quelle abituali, se si dovesse svolgere una gara a cui siete iscritti, ad esempio in autunno, voi ve la sentireste di parteciparvi? Se sì perché? Se no cosa vi fermerebbe?

Vi racconto tutto quello che mi hanno detto nel prossimo post.

Siamo pronti a rinunciare a tutto questo pur di gareggiare nuovamente prima del vaccino?

2 pensieri su “Coronavirus – Come cambierà il triathlon? E i triatleti?

    • mytriathloninstyle ha detto:

      Sono d’accordo con te, infatti per ora le gare sono state tutte annullate. Vedremo nei prossimi mesi. La verità è che non si sa esattamente cosa si deve fare per mettere ragionevolmente in sicurezza. E comunque anche fosse possibile, vorremmo davvero partecipare a gare così? Nel prossimo post i pensieri di alcuni amatori 😘

      "Mi piace"

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