Swissman Xtreme Triathlon – Un anno dopo

E’ passato un anno.

Sabato, ancora una volta, una manciata di triathleti (davvero pochissimi, ad estrazione), affronteranno una delle avventure più emozionanti che io abbia mai vissuto. Sabato c’è lo Swissman!

Gli Xtreme sono una filosofia di vita, triathlon sulla lunga distanza (quella dell’Ironman per capirci) con difficoltà estreme: acque gelide (Norseman), tempo avverso (Celtman) e dislivello “da paura” sia in bici che a piedi (Swissman).

Gare in cui la logistica dell’organizzazione è al minimo, dove il supporter dell’atleta gioca un ruolo determinante, dove le emozioni si susseguono e le lacrime di gioia scorrono all’arrivo.

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Swissman is not about how fast you are. You are doing an extreme triathlon, that’s what matters… Briefing

L’anno scorso è stata la nostra avventura… Simone, mio marito, partecipava, io gli stavo accanto come supporter ufficiale, e i nostri due amici del cuore, Anna e Andrea, completavano l’indispensabile squadra di supporto (fisico e emotivo).

CateSimo
Ricordi indimenticabili

Simone lo ha concluso come 63° assoluto e 3° degli italiani, forse perché gli avevo detto che se fosse arrivato col buio e non avessi potuto vedere le montagne dello Jungfrau avrei chiesto il divorzio.

Questo è il suo racconto di quella giornata…

Intanto in bocca al lupo, ragazzi, a voi che sabato vi imbarcherete su quel traghetto e vi butterete, all’alba, in quel lago buio e poi affronterete 3 passi alpini e infine, negli ultimi 10 km della maratona, salirete su su fino alla tetto d’Europa. Vivete ogni istante, vi garantisco che rimarranno con voi per sempre e vi daranno i brividi per un tempo infinito.

Diario di una giornata indimenticabile

di Simone Centemero

Ascona 24 Giugno, 2017  – ore 2,30 del mattino

E’ tempo che mi alzi. Sembra quasi uno scherzo, alzarmi, alle 2,30 del mattino, eppure è proprio così. Mi sono coricato che non erano ancora le 9,00 di sera. Ho cercato di dormire, nonostante il caldo, un po’ di ansia e l’orario inusuale. E ci sono anche riuscito. Ma ora è tempo di andare. Mi aspetta la giornata più lunga della mia vita. E sì che di avventure ne ho vissute fino ad ora, eppure questa mi travolge, mentre fuori è buio e la gente è ancora in giro che festeggia questo lungo venerdì notte. Sono pronto, è il mio momento, è arrivato il giorno dello Swissman.

Zona cambio, 24 Giugno, 2017 –  ore 3,00.

Ancora non ci credo. Mia moglie, al mio fianco, e i miei amici, Anna e Andrea, pronti a supportarmi e a sopportarmi. A starmi accanto in questa gara infinita dove tutto si gioca sulla mia resistenza e la loro assistenza. Di Ironman sono un veterano, 15 all’attivo, ma questa gara è speciale. Il nuoto al buio, con solo una luce sulla spiaggia da seguire, e poi 180 km di bicicletta con 3 passi alpini e 3500 metri di dislivello. Infine una maratona con 1900 mt di dislivello, di cui 1100 concentrati negli ultimi 10 chilometri. E in quei 10 km cui avrò mia moglie e i miei amici a fianco. Perché da solo, su allo Jungfrau, non ci posso arrivare, neanche volendo, lo dice il regolamento. Come dice il regolamento che non avrò supporto se non quello del mio equipaggio, che dovrà seguirmi, sostenermi, nutrirmi.

ZonaCambio
E’ l’alba ma Simo è prontissimo

Preparo la bici e il materiale per il cambio. Guardo mia moglie che mi accompagnerà in postazione quando uscirò dall’acqua e che potrà aiutarmi durante la transition.

Sono mesi che prepariamo questo momento. So che è nervosa quanto me. So che non mollerà come non mollerò io.

Sulla barca, un orario imprecisato fra le 3,30 e le 4,30

Saluto, abbraccio, salgo sul piccolo traghetto stipato di atleti che ci porterà alla partenza del nuoto, al di là del lago. Sorrido. Mi sento bene. Ho aspettato tanto questo momento e ora finalmente è arrivato. La nave è una bolgia. Chiacchiero con qualche amico, agito le braccia verso il mio equipaggio. So che sono là che aspettano e mi guardano. Ci sarà da divertirsi!

Barca
Tempo di salire sul traghetto…

Sulla spiaggia, intorno alle 5,30

Esco dal nuoto in poco più di un’ora. Trovo il viso di mia moglie tra le bandiere, che mi aspetta. Mi corre al fianco. Mi dice che sono andato bene. Le chiedo un paio di volte se è vero. Lei mi guarda come se fossi un po’ matto. Mi cambio rapidamente e salto in bici. La saluto mentre corro verso l’uscita… Comincia l’avventura.

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Cuffia gialla, muta Tyr, Simo pronto a nuotare
SullaSpiaggia
All’arrivo del nuoto, lo aspetto per aiutarlo a togliere la muta e prendere la bici.

Gottardo, un’ora imprecisata della mattina

Quando arrivo in cima al Gottardo, dopo la terribile, ma affascinante salita della Tremola, una stradina tutta curve e pavé, sono in forma. Riesco persino a dare un morso ad un Wusterl e riparto. La giornata è meravigliosa e queste sono le montagne che amo. Rocciose, impervie, faticose. A terra, qua e là, c’è ancora la neve.

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Sulla Tremola, quando il pavé è un piacere
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Nutrizione top sul Gottardo… Wurstel
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Crew al completo in attesa dell’atleta sul Gottardo

Furka, salita, qualche tempo dopo

Ho bucato. Ruota dietro. Mi sembra di buttare via la gara. Ci metto troppo a cambiare la gomba, mi prende l’ansia. Andavo così bene e ora questo maledetto imprevisto. Ho paura di raffreddarmi troppo, che la mia schiena delicata si blocchi. Poi finalmente ce la faccio e riparto e comincio a recuperare.

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Sul Furka. Ha bucato ma non molla!

Grimsel, sul passo.

Fa freddo. C’è una nube densa e bassa. Quando trovo Caterina, mia moglie, e Anna, per la prima volta le vedo raffreddate. Mi fermo poco. Troppo poco, non abbastanza perché loro scoprano che c’è stato un incidente, giù in valle e che le macchine sono tutte bloccate, anche quelle delle supporting crew. Riparto in discesa e per fortuna…

Grimsel, discesa.

Mi rendo conto di aver bucato ancora.

Ma questa volta c’è qualcuno da lassù che mi protegge. Dopo pochissimo mi raggiunge il mio equipaggio con la macchina e mi comunicano che devono darmi le scarpe da corsa.

Sembra ci sia stato uno spaventoso incidente e che ci siano ore di coda. Arriverò in T2 solo, non posso non avere con me le scarpe per la maratona.

Mia moglie insiste nel metterle nello zainetto giusto, quello piccolo che userò in salita. Io faccio un po’ di resistenza, voglio ripartire in fretta, ma lei capisce che è importante e, per fortuna, la ascolto.

Riparto ancora una volta. La giacca a vento addosso, lo zaino in spalla.

Swissman Fotoreportage 2017
Zaino in spalla con le scarpe da corsa. Non si molla mai! Veloce come il vento verso la T2

Quando arrivo all’incidente è tutto bloccato. Ci fermano per un po’. Non ci fanno attraversare una galleria. Non ci dicono nulla.

Alla fine ci fanno passare, camminando, spingendo la bici. Guardo davanti a me.

Adesso sono solo, chissà per quanto.

Chiamo mia moglie, le dico della coda, lei mi tranquillizza e mi conforta. Mi dice: “vedrai che ce la fai, io faccio di tutto per arrivare da te”.

E così arrivo in zona cambio, lascio la bici in custodia dell’organizzazione, mi cambio solo le scarpe e parto di corsa.

Tra Brienz e Grindewald

La strada la conosco, l’ho fatta qualche settimana fa in macchina, insieme a Caterina. So che è dura. Non solo l’ultimo pezzo, ma tutta la maratona, presenta continui strappi e salite. Ho fame. Ho finito i gel e non so più come procurarmeli. Non ci sono ristori, la gara è in autosussistenza e io non ho il mio equipaggio, bloccato in coda per incidente. Ad un certo punto comincio a chiedere agli equipaggi degli altri, e mi aiutano tutti. C’è chi mi dà gel, chi sali. Nessuno mi nega nulla. Questo è lo spirito Swissman.

Quando ormai ho perso le speranze di vedere i miei prima di Grindewald appaiono ad un incrocio poco dopo il 26esimo chilometro. Voglio solo cambiarmi. Lo faccio. Completamente. Tolgo il completo da bici fradicio, indosso pantaloncini e maglietta asciutti. Mi sento rinascere. Bevo, mangio, riparto. Mancano pochi chilometri all’inizio del sentiero e da lì non sarò più solo.

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E si comincia a salire: ultimo 10 km, più di 1100 metri di dislivello

Gridenwald, 19,00 circa

Ed eccolo lì, il mio equipaggio. Zaino già pronto, già approvato dall’organizzazione e via, si sale. Non sto tanto bene. Il mio stomaco si ribella. Non riesco più a ingerire niente. Non parlo. Cammino. Deglutisco. Cammino. Caterina, Anna e Andrea scherzano e cercano di tenermi su. Mi dicono quante posizioni ho recuperato. Mi dicono quanto sono andato forte. Io riesco a pensare solo al mio stomaco che non ne vuole sapere di lasciarmi in pace e alle gambe che ormai si muovono per inerzia.

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Zaino come da regolamento, c’è ancora il sole, fa ancora caldo. Si sale

Ma quando il cielo si apre e, a poco meno di un chilometro dall’arrivo, il sole illumina le cime dello Jungfrau il mio sorriso non può che aprirsi e il mio viso illuminarsi come quelle montagne.

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Ci siamo, quasi sul tetto d’Europa. Vediamo l’arrivo

Penso al nonno che mi ha fatto tanto amare il profumo dei boschi, la roccia e la fatica e penso a quanto sarebbe orgoglioso di me a guardarmi salire su questo sentiero.

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Quando hai sognato questo momento per anni

Arrivo, poco prima delle 21,00

Quando attraverso l’arrivo, con le braccia alzate, tra la fila delle bandiere dello Swissman, il solo pensiero che mi attraversa è che, in fondo, non c’è davvero nulla di impossibile nella vita. Basta volerlo, volerlo con passione…

Finish line
L’emozione dell’arrivo è un ricordo per la vita
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Spazio ai festeggiamenti
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Adesso fa freschino…
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Una super squadra

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