Ironman Switzerland – Debutto in equilibrio tra presente e passato

Luglio 2005 – Sabato

Non sembra tanto diverso da un triathlon normale. Certo c’è più gente. L’Expo sembra quello di un grande evento. E di fianco alla bici hai una sedia di plastica per cambiarti. Però per il resto è tutto uguale, arrivi con le tue cose, le lasci in zona cambio e via alla partenza.  

Sono più nervosa io di Simone. 

Siamo tornati da poco dall’America, chissà se si è allenato a sufficienza.  Oggi abbiamo fatto un pezzo di percorso in bici. Io con la city bike dell’albergo e le ciabatte. Ho scritto i miei incitamenti sull’asfalto, con una pietra bianca.

Correva l’anno 2005 – La professionalità della posizione crono e della scarpetta

Non so cosa aspettarmi domani. So che sarà lunga. Chissà come andrò su quella salita tanto temuta. Dicono ci sia un autobus. Oppure a piedi, ma Simone mi ha detto che è lontana.

Luglio 2019 – Sabato
Estraiamo la Canyon dalla borsa Scicon

Ieri sono caduta. Stupidamente. In bici. Le ruote del tram. Il rumore del carbonio sull’asfalto. Il mio gomito un po’ sanguinante e un fianco che vira lentamente al lilla. Se non altro ho scelto il key color di My triathlon in Style e sono matchy matchy con body e colore delle unghie.

Le cadute… quelle fortunate… quelle da scema

Questa mattina son tornata indietro di quasi 40 anni, quando imparavo ad andare in bici senza ruotine e non riuscivo a staccare il piede per partire. E finivo immancabilmente a terra. Così. Come se improvvisamente tutta la confidenza costruita con la mia Canyon fosse sparita in un lampo, nel tonfo di quella caduta, con la consapevolezza che in bici misurare l’asfalto è un pericolo costante. Ho preparato i sacchi, blu e rosso, ho attaccato gli adesivi sulla bici, compreso quello con l’altimetria. Domani mattina è prevista pioggia. La mente va alla gara di Riccione di Aprile, infilo gabba e giacchettino nella sacca bike e poi il giornale, che un bel tatuaggio sulla pancia dell’articolo di testa fa sempre bene.

Il male… la preparazione dei sacchi Ironman è il male…

Camminare nella zona cambio e mettere in atto i soliti riti. Memorizzare la posizione della bici (sapendo che sicuramente la dimenticherò) e quella dei sacchetti, cercare di capire dove si entra e dove si esce dalle tende consapevole che domani il mio pensiero sarà ridotto al minimo.

Ma veramente devo fare il check in della bici – T-shirt says it all

Per un attimo guardo l’angolo in cui 14 anni fa l’ho osservato posizionare la bici. Mi rivedo negli occhi di una ragazza fuori dalla rete, appoggia le dita tra le maglie, guarda dentro con attenzione e trepidazione, parla un po’ tra sé. Ha uno zaino della gara, non suo, lo sguardo fisso su un ragazzo che sta sistemando la bici. La vita vola. Vorrei sapere se, lei, tra qualche anno entrerà qui dentro.

Selle Italia Iron Evo poggiata su regale rack Ironman 😂
Luglio 2005 – Domenica – Early Morning

C’è la musica. Gente che urla. Lo speaker che incita. Max (la mascotte della gara), su un trespolo che fa gesti di incoraggiamento agli atleti. C’è la spiaggia piena di gente, con la muta e non. Io chiudo quella di Simo e mi chiedo se ho posizionato bene il cordino. La muta è praticamente nuova. La sto osservando da tempo per capire se riuscirò a riconoscerla tra le migliaia che nuoteranno su questa spiaggia.

Le ore davanti a me sembrano interminabili. Ho un libro, un po’ da mangiare, dell’acqua. Sono così nervosa che quasi non mi rendo conto che il rumore che sento nelle orecchie è il mio cuore che batte. Quando risuona lo sparo della partenza e tutti si buttano in acqua, con il sole di fronte, il lago sembra una pozza d’acqua piena di sardine che lottano.

Quando Simone esce dall’acqua, poco più che un’ora dopo, è la prima volta che piango. Non so ancora che succederà ancora e ancora, non solo in quella lunga giornata, ma anche in tutte le gare successive.

Luglio 2019 – Domenica – Early Morning

Quando arriva l’alba sembra che abbia smesso di piovere. Sono arrivata alla partenza praticamente sotto l’ombrello. L’agitazione è salita ad ogni passo e, davanti al percorso delimitato dalle boe, ho pianto senza remore. Anna, il suo abbraccio, le sue parole. I singhiozzi che piano piano si spengono.

Singhiozzi- T come “tanto non ce la farò mai”

Ho paura. Non della lunga gara, non delle ore che mi aspettano di fatica, solo di quel lago scuro che mi guarda. Ho paura di essere stanca dopo pochi metri. Ho il terrore che il panico mi prenda la gola.  Mi bagno e l’acqua è calda. Non c’è più tempo. Mi metto in fila e basta un attimo e mi trovo davanti la ragazza che spalanca le braccia per fermarmi e darmi il via per la partenza.

Coach training – Anna, no, no, non ho paura. Sono terrorizzata

Va bene vado. Ok. Non pensavo che sarei arrivata qui, ma ora vado. Mi butto, sento la muta che si adatta all’acqua, comincio a seguire le boe arancioni e poi alle gialle giro. 

Il giorno prima la prova muta Aquasphere era baciata dal sole… e solitaria

Devo disegnare questa T. 

T come “Tanto non ce la faccio”

T come “Tutta questo è troppo per me che a nuoto sono una pippa”

T come “Tu mi hai detto che devo nuotare con calma, una bracciata dopo l’altra”

T come “Togliti dalle scatole che mi stai nuotando sull’orecchio sinistro”

T come “Tranquilla, nel lago non ci sono correnti… e questa roba tra la seconda e la terza boa cos’è? Il passaggio di un transatlantico?”

T come “Terza boa, ora mi tocca il lato lungo”

T come “Tu mi sa che vai più o meno come me, mi metto qui dietro che prendo un po’ di scia”

T come “To’ sono già qui. 3 boe alla fine”

T come “T… , cos’è questa grandine??? Non vedo più manco i piedi di quello davanti”

T come “T’ho detto di mollarmi, non nuotarmi sui piedi”

T come “Tutta quella gente laggiù. E’ l’uscita dall’acqua. Quasi quasi starei qui ancora un po’”

T come “Te l’avevo detto che saresti stata bravissima!”

T come “T1.. eccomi son già qui…”

Sopravvissuta…
Luglio 2005 – Seduta nell’inferno dell’Heartbreak

Sono seduta nel calore di questo solleone. Simo passerà di qui 3 volte, al 55km la prima volta. È pieno di gente sull’Heartbreak. Sembra il Tour de France. Gente coi campanacci. Persone che urlano, cantano, fischiano.  Io non sono pronta. Nel senso che non mi ero preparata per un tifo così colorato.

Ma ho la mia voce e ti assicuro, amore, che la sentirai.

Ho fatto i conti. Sono una novizia, non so bene quanto ci metterai, ma mi hai detto che velocità vorresti fare e con la matematica me la sono sempre cavata.  Comincio a scrutare chi arriva e riconosco il tuo casco e la tua pedalata. Urlo, urlo più forte che posso. Mi sembra impossibile questa salita. So che non devi mettere giù il piede. E invece ti fermi. “Cosa fai? Dai vai!”, ma la sua voce arriva prima alla mia testa del panico: “Mi sposi vero? Anche se sono così matto che sto facendo questa cosa…  mi vuoi ancora sposare?”… “Certo che ti sposo. Adesso vai però, che se non finisci magari cambio idea”.

Luglio 2019 – Salita all’inferno dell’Heartbreak
The beast, amore fa caldo…

È quasi finita. Adesso l’Heartbreak ancora una volta e poi il rettilineo finale. Le gambe mi fanno male. I quadricipiti sembrano in fiamme. Sulla salita non ci sarà più nessuno, ieri dicevano che al secondo giro la strada è vuota. Un brutto confronto. Proprio quando avresti bisogno del sostegno.

Grazie che siete rimasti qui. Tra poco arrivo, prometto

Non ho visto Anna, Andrea e Simone giù, vicino alla zona cambio. Ho il dubbio che abbiano deciso di restare sulla salita per me.

Ce la faccio amore…

Ed è così. Simo mi viene incontro già nel primo pezzo e corre di fianco alla bici. Di nuovo, come 14 anni fa… “Te la ricordi amore? Quella frase su questa salita? Mi hai detto che mi avresti sposato”. Ho il cuore in gola… non per la fatica.

Sorrisi

Andrea mi sta facendo un video mentre urla un incitamento.

Tour scansati…

Anna corre al mio fianco, le sorrido, le dico che non ne posso più, lei mente, lo sa che non è così e lo leggo nei suoi occhi, ma nonostante tutto dice “Dai che è finita”.  E io, in fondo al cuore, le credo, perché è la mia amica e non può mentirmi proprio ora.

E’ finita, è finita…

Vedo la mia maglietta appesa, grossi lacrimoni scendono lungo le guance, mi alzo in piedi, spingo sui pedali per gli ultimi metri, afferro l’ultima borraccia e scendo. T2… arrivo.

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Luglio 2005 – Quell’agonia della maratona

Gli si è bloccato il ginocchio, lo vedo che fatica. Dice che deve stirarsi quando si blocca, poi riparte per un po’, ma non regge per molto. Cosa avrà quel ginocchio?

Mi sposto da un lato all’altro della zona expo per poterlo vedere più volte possibile. Ho scoperto che questa maratona dell’Ironman è in realtà un giro da criceti e posso incontrarlo spesso.

Quando non mi vede piango, per la sua faccia sofferente, per l’ansia che mi ha preso la gola, per i minuti che non passano mai..

Luglio 2019 – Quell’agonia della maratona

Primo giro: “Le gambe fanno male. Adesso provo a farle girare con la corsa. I primi chilometri non stanno andando male. Saranno giusti questi cartelli?Non ne ho amore… Mi fanno troppo male le gambe. Adesso qui giro al negozio di Prada. No, ma questo lungo lago al sole finisce o no, dove è il giro di boa? Guarda quella lì come corre bene, vorrei essere come lei…”

Primo giro… ancora viva

Secondo giro: “Non ce la faccio, ancora 30 km. Non è mica possibile che senta così tanto dolore. Si sono induriti i quadricipiti e mi sembra che il male arrivi direttamente al cervello. E questo chi è? – Hi, I’m Dan, Dan! You are Cate76, the one of the blog. My triathlon in Style, I’m one of your follower – E ci mancava il fan americano. Mi si tira il sorriso e secondo me assomiglia più ad un ghigno. Giuro Dan non sono il Grinch è che le gambe fanno male. Di che colore è il prossimo braccialetto?”

Secondo giro…sofferenza

Terzo giro: “Questo è il giro maledetto. Il giro della muerte. Entrano tutti in crisi qui. Ma io tanto sono già in crisi così profonda, cosa può succedermi ancora. Ecco la canottiera bianca di Anna, è appoggiata alla nostra curva. Vedo anche il Banana e Simo. Mi viene da piangere. Posso fermarmi qui? Fanno troppo male. Adesso sulla salita del ponte cammino. Ancora un ristoro e mangio un’altra albicocca. Mi faranno venire il cagotto tutte queste albicocche? Tanto non riesco più a mangiare altro. Ecco mi infilano il bracciale rosso… ne manca solo uno”

Terzo giro – L’inferno

Quarto giro: “Meno di dieci. Voglio fermarmi. Posso fermarmi Simo? – Sei matta? Dai corri! Vai piano, cammina un po’ se non ce la fai. Un passo alla volta – Va bene. Adesso vado. Come on, if you look at the big picture, it’s done. E’ una ragazza del pubblico che parla con una atleta che corre di fianco a me. Ma quale big picture, qui si guardano i 100 mt. -2,5 km, it’s done, it’s done-. E’ il ragazzo del ristoro prima del ponte sul fiume. Lo guardo con occhi liquidi. 2 km e mezzo. Se corressi davvero, ai miei tempi, ci metterei poco più di 10 minuti.- Here it’s my Iron Lady. Great girl. I’m proud of you – Potrebbe essere un nonno questo signore che è orgoglioso di me, che mi infila l’ultimo elastico, quello blu, che mi abbraccia e mi sospinge verso gli ultimi 500 metri. E adesso li vedo. Anna, Andrea dietro all’arrivo. Simone in ginocchio con in mano il cappellino che volevo. Lo prendo e vado…”

Quarto giro – Oltre l’infinito e oltre
Luglio 2005 – You are an Ironman

Ho una maglietta per te

Hai una maglietta per me

Erano due sorprese.

Corriamo insieme verso il traguardo. Verso l’Ironman della nostra vita.

Simone. You are an Ironman

Senza parole
Luglio 2019 – You are an Ironman

Ho un sorriso per te. Il tuo cappellino in testa. Negli occhi le immagini dei nostri traguardi insieme.

Sono sola sulla finish line, ma ti vedo (vi vedo) oltre il traguardo, che mi aspettate.

Quanti traguardi qui… è l’ultimo Ironman a Zurigo e io sto calcando questo tappeto su cui abbiamo fatto tanti passi della nostra storia

Le braccia in alto, come 14 anni fa. Caterina. You are an Ironman

Senza parole 2

C’è spazio ancora per i miei occhi al cielo, per un pensiero d’amore. E poi ci sono solo le tue braccia, i vostri sorrisi, le vostre risate.

Mentre io vado… Storia di amici e marito che si divertono alla facciaccia mia…

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